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Parole ed immagini per raccontare le avventure vissute insieme a Voi

Grand Capucin – Eau et gaz à tous les ètages

luglio 30, 2016

I nostri voluminosi zaini destano qualche curosità e qualche domanda.
“Grand Capucin”
“Che via?”
” Eau et Gaz”
” Ah……non la conosco”.
La vasta parete del Gran Cap  ospita grandi vie famose e ripetute ma, poco a destra, vi è una via stupenda, schivata dalla maggior parte delle cordate e poco conosciuta.
Eau et Gaz a tous les etages corre sul fianco destro della parete est andandosi ad insinuare tra enormi diedri e tetti di roccia grigia.
E’ stato proprio questo suo carattere “schivo” ad attrarci martellandoci in testa per tanto tempo.

Con Pierre si è deciso di vivere questa nuova avventura in maniera “slow”, ovvero con un bivaccando sulle terrazze sopra il muro di 40 metri della via Bonatti. L’idea di passare due giorni in parete ci solletica parecchio, soprattutto perchè ci consente di godere ogni minuto  ed ogni metro di questo obelisco unico al mondo.
Non abbiamo fretta. Siamo in tre. Io, Pierre e un pesante sacco giallo che ci assicurerà una notte confortevole sulle terrazze dove bivaccò il Walter nazionale.
Con estrema rilassatezza ci godiamo ogni tiro. Fessure di ogni tipo ci conducono sotto gli enormi tetti grigi dove la realtà delle forme della roccia supera la fantasia mostrando all’ultimo una scappatoia verso l’alto decisamente bizzarra.
Non troviamo nessun tiro facile, in una maniera o nell’altra hanno tutti un qualcosa di piccante.
A sera inoltrata giungiamo alle terrazze. Cena, stelle cadenti, sonno.
Verso le 3 mi sveglio e guardo in basso. Luci di cordate camminano sul ghiacciaio. Buon per loro. Io dormo almeno altre tre ore!
Alba, sole, sveglia, colazione e si parte.
I sei tiri finali sono la copia del giorno precedente. Belli, mai banali ma poco descritti nella guide e con roccia decisamente dubbia in alcuni tratti.
Gli ultimi due tiri, se abbiamo fatto quelli giusti, sono più facili e la cosa ci fa decisamente piacere visto che dalle 12 sono previste precipitazioni.
Nelle doppie inizia a nevischiare. Arriviamo alla base, regaliamo l’acqua avanzata a degli spagnoli in tenda e ci dirigiamo verso la funivia.
Ci arriviamo bagnati fradici ma decisamente tanto felici.
Anche il temporale al rientro pare che abbia aspettato per farci godere fino all’ultimo la nostra avventura verticale.

 

 

Forse in alcuni tratti non abbiamo seguito la linea giusta. Questa è la nostra relazione di salita.


Difficoltà
: 7c – 6b obbl.
Dislivello: 400 m
Tiri: 14
Materiale: doppia serie di friends dai micro fino al 6, nut, martello

Attacco: superare la terminale a destra portandosi sotto la direttrice dei grandi tetti scuri.Il primo tiro inizia in corrispondenza di una larga fessura che solca un gradone strapiombante di roccia grigia.

L1: salire il fessurone e la fessura seguente fino al suo termine su una terrazza detritica. Sosta spit. 50 metri, 6a
L2: salire il diedro soprastante abbandonandolo dove la fessura si chiude e attraversare verso sinistra prendendo una serie di fessure superficiali  che si seguono fino in sosta. Sosta a spit. 40 metri, 6b
L3: diritto sopra la sosta per fessure e diedri atletici. Sosta a spit, 40 metri, 7a
L4: salire il grande diedro a destra fino ad un chiodo con moschettone, con un pendolo arrivare in sosta. Sosta a spit, 40 metri, 7a
L5: salire la splendida fessura ed entrare nella nicchia sopra il masso incastrato. Sosta a spit, 20 metri, 6c
L6:uscire dal tetto ed affrontare la larga fessura. Dal suo termine proseguire fino ad un piccolo terrazzo. Sosta a friends, 40 metri, 6b/A1, in libera, boh?
L7: salire il camino soprastante ed arrivare alla base del muro di 40 metri della Bonatti. Sosta su chiodi e spit. 6a
L8: salire il tiro della Bonatti fino alle terrazze. Sosta a spit e chiodi, 40 metri, 7a o A0

Dalla terrazza individuare una fessura sulla placca a sinistra di un evidente diedro appoggiato e chiuso da un tetto triangolare.

L9: raggiungere e salire la fessura in questione. Sosta a spit, 30 metri, 5c
L10: seguire il diedro soprastante e la fessura strapiombante a sinistra. Vecchia sosta abbandonata e spuntone per integrare, 30 metri, 6a+
L11: salire a destra le lame (alcune poco stabili) raggiungendo un chiodo con moschettone. Attraversare a destra e seguire una fessura fino allo spigolo ed oltre al tettino fino sotto i grandi tetti neri. Sosta a chiodi brutti, meglio usare i friends. 30 metri, 6c.
L12: salire il diedro fino al tetto ribaltarsi a sinistra grazie ad una cornice arrivando ad un buon chiodo. Lame che si muovono. Uscire dal tetto a sinistra e salire nel diedro sostando su un terrazzino. Sosta a friends. 30 metri, 6b
L13: seguire l’evidente canale-diedro sbucando su un terrazzo con neve. Salire il diedro strapiombante con chiodo in cima. Sostare fuori dal diedro. 40 metri, 6b?
L14: per lame e fessure arrivare alla breche sommitale. Sosta a spit, 40 metri, 4.

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Commenti: 3

Giorgio Basile

Grandissimiiiiiiii!

Daniele

Bellissimo! Peccato non avere il grado per poterla fare anche io 🙂

Davide

Ragazzi ,

avete scelto bene : lo spigolo est del Cap è il più lungo e aereo , non a caso passano di qui alcune delle vie più ardue e in assoluto la più dura (Petit).

Inoltre il 20% delle vie su questo obelisco magnifico assommano l’80% delle ripetizioni e da buoni cacciatori che siete vi siete buttati infatti su questo ennesimo capolavoro di Boivin.

Complimenti.

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